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Parole forti quelle di Don Giuseppe Amato in una lettera dal titolo “Essere cristiani è una cosa seria”, presente nel suo blog personale e nelle pagine delle sue Parrocchie di Pollina e Finale.Il sacerdote, che non è nuovo a considerazioni forti e provocatorie, parte da una riflessione sulla Pasqua, mistero centrale nella vita del cristiano fino a giungere all’invito più radicale:”Cerchiamo di essere coerenti con noi stessi, quella stessa coerenza che rinfacciamo assente ai preti o ai cosiddetti cristiani praticanti.Se non celebriamo la Pasqua del Signore si dovrebbe avere il coraggio di rifiutare di fare da padrini nei Sacramenti perché non si può garantire la fede di coloro che ci vengono affidati. Se non si celebra la Pasqua non accostiamoci all’Eucarestia, soprattutto quando lo facciamo solo per senso del dovere durante i funerali, per le occasioni familiari o nelle feste comandate”.Don Giuseppe riflette sul fatto che la tiepidezza dei cristiani e una fede vissuta in maniera anonima, non aiutano in questo tempo di crisi che stiamo vivendo, anche perché il mondo ha bisogno di scelte chiare e spesso anche radicali. Una vera e propria provocazione soprattutto quella rivolta alla scelta dei padrini che punta più all’apparenza, ai legami familiari o di amicizia più che al ruolo di testimoni che devono effettivamente svolgere nella vita dei ragazzi.Il Parroco di Pollina e Finale conclude con una esortazione:“Con cuore di padre e fratello vi rivolgo l’invito a celebrare tutti insieme la Pasqua del Signore, a non sottrarci a quel richiamo che da ristoro al nostro cuore, sana le nostre ferite, rinvigorisce il nostro spirito. Sia questa Pasqua l’occasione per riscoprire il senso e il valore della Comunità, per fare tesoro della diversità di cammini e per professare “Un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo. Un solo Dio Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, agisce per mezzo di tutti ed è presente in tutti”.